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Palazzo Zevallos Stigliano

Storia del Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli

Il palazzo fu eretto tra il 1637 e 1639 da Cosimo Fanzago su volontà della famiglia spagnola degli Zevallos, duchi di Ostuni, che vollero per loro un palazzo nobiliare su via Toledo, non riuscendo a costruirne uno sui vicini quanto affollati Quartieri Spagnoli.

Il primo proprietario del palazzo fu appunto Giovanni Zevallos (Juan de Zevallos Nicastro, duca di Ostuni) che ne acquisì la proprietà nel 1639 dopo la fine dei lavori. Alla sua morte il palazzo passò prima al figlio Francesco e poi dopo, nel 1653, fu ceduto definitivamente ai Giovanni Vandeneynden mercante e collezionista d’arte fiammingo, nonché padre di Ferdinando, che prese a moglie una Piccolomini dopo che acquisì il titolo di marchese di Castelnuovo dal re di Spagna. Da quest’ultima unione nacquero due figlie: Giovanna, che sposò il principe di Sonnino, don Giuliano Colonna, ed Elisabetta, che sposò don Carlo Carafa di Stigliano, marchese di Anzi. Fu con queste nozze, interessate dal legame con due importanti casati nobiliari di Napoli, che mutò la proprietà dell’edificio, attribuendola così nel 1688 alla famiglia Colonna Stigliano. Durante tutto il XVII secolo, il palazzo vide importanti restauri e modifiche sia degli ambienti interni che della facciata principale. Spicca rispetto al primo palazzo dei Zevallos il fastoso portale d’ingresso con gli stemmi nobiliari eseguiti dal Fanzago. Altra commissione importante in questo periodo fu quella affidata a Luca Giordano, direttamente contattato da Giuliano Colonna, che eseguì nel palazzo un ciclo di affreschi per abbellire gli ambienti interni.

Durante la prima metà del XIX secolo, a causa di alcuni dissidi interni alla famiglia Colonna di Stigliano, il palazzo viene smembrato, frazionato in più parti e ceduto in fitto ad inquilini diversi che non avevano alcun legame con la famiglia nobile. Le decorazioni di Giordano si persero in questo contesto e con esse anche tutto il prestigio dell’edificio su tutta via Toledo che, nel frattempo, vide accrescere notevolmente il numero di edifici nobiliari che abbellivano quella che era divenuta oramai la strada più importante della città. Diversi furono gli acquirenti che si impossessarono di una porzione del palazzo: al banchiere Carlo Forquet andò il primo piano nobile; al cavaliere Ottavio Piccolellis andarono due ambienti del piano ammezzato; le restanti parti invece, furono messe in vendita solo dopo alcuni anni. Il palazzo in questo periodo vide ancora una volta mutare prepotentemente la sua architettura, grazie agli interventi neoclassici di Guglielmo Turi. La fetta più importante del palazzo, oggi visitabile al pubblico, fu acquisita dai Forquet, i quali vollero per il loro nuovo appartamento un importante ciclo di decorazioni e di stucchi per abbellire lo scalone principale e le sale del primo piano. In questa occasione furono chiamati a lavorare Gennaro Maldarelli e Giuseppe Cammarano, molto attivi entrambi in quegli anni nelle decorazioni dei palazzi nobiliari della città, tra cui a villa Pignatelli ed al palazzo Reale.

Alla fine del XIX secolo, la quota dei Forquet fu acquistata dalla Banca Commerciale Italiana e le restanti parti furono prelevate non prima del 1920. In questa data, l’edificio ritornò ad essere, dopo quasi un secolo, un unico palazzo. In quest’occasione fu incaricato l’architetto Luigi Platania di adeguare la struttura alla nuova destinazione d’uso; risale infatti a questi lavori la chiusura del cortile interno con la creazione del grande salone del pian terreno. Al piano nobile del palazzo è stata invece allestita dal 2007 una delle tre gallerie d’arte appartenenti al gruppo bancario, chiamate gallerie d’Italia, che conta circa 120 pezzi tra pitture e sculture.

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Nome

Palazzo Zevallos Stigliano

Indirizzo

Via Toledo, 185, 80132 Napoli

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